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GENTE DE SAN MARTINO
Lo Priore Fabio de li Ippoliti ditto lo Bobetto.
Cambiano le teste ma resta il cappello, quasi come un’eredità.
Non c’è valore economico in questo lascito ma tanta storia e un
groviglio di emozioni. È come fosse un vecchio rasoio o uno di quegli
orologi con il cinturino liso, che raccontano di freddo all’alba
e giornate bollenti, ma anche di mattine di sole, giorni di festa
e ore felici. Poi qualcun altro inizia ad usarli, le storie si sommano,
o meglio, la storia si accumula e non servono più per radersi od
arrivare in tempo, li usiamo per ricordarci chi siamo e dove vogliamo
andare
Un’altra testa sotto il cappello rosso del Priore di San Martino,
un altro uomo ancora che conosce la sua Porta e cui questa ha chiesto
di vestirsi della sua storia.
Queste persone hanno sognato gioito e costruito, hanno incassato
colpi per poi rialzarsi, scrollarsi il dolore di dosso e muovere
un altro passo: un altro mattone per la stalla, un’altra ora di
lavoro, un altro carro, una bilia e una freccia di più, ancora una
sveglia all’alba e un’altra cena per godersi la compagnia, guardarsi
negli occhi e dire “Ci siamo, vogliamo vincere!”. Questa è la storia
che impregna quel cappello, cucita nelle impunture del vestito,
e insieme al mantello Fabio ha indossato i sogni dei suoi portaioli,
non solo quello di vincere ma quello di crescere, di continuare
a costruire, perché l’obiettivo è il palio, ma per la strada ti
accorgi di avere appartenenza, orgoglio e momenti da ricordare.
Mi ricordo una tarda mattinata di fine Settembre, dentro “l’Appennino”
c’erano una decina di persone e nell’aria scoramento, incertezza
e un po’ di paura, e mi ricordo la stessa mattina di un anno dopo,
pochi metri più avanti, alle 11:44 in punto una bottiglia stappata
sul palchetto diceva che la preparazione era finita ed i Giochi
stavano per cominciare. Non sembra gran che, ma se la prima mattina
è venerdì 27 settembre 1997, si capisce che per fare quei dieci
metri dall’”Appennino” al palchetto ci sono voluti un anno di lavoro
durissimo e dosi massicce di forza fantasia e capacità.
Fabio era tra quella decina di persone, che insieme ad altre mille
ci hanno messo non solo la speranza ma anche la tenacia ed il meglio
della loro competenza per ripartire e crescere. Un inglese che conosceva
l’India a scritto: “…Se riesci a contemplare le cose cui hai dedicato
la vita infrante, e piegarti a ricostruirle con strumenti ormai
logori…tua è la terra e quanto essa contiene”. Ok, manteniamo le
proporzioni! Ma mi sembra comunque adatta!
Simone Graziosi ditto Sdaz
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